Monitoraggio della presenza di marchi e prodotti contraffatti sui social network

Impresa

Un calzaturificio fondato negli anni ’70 nel corso degli anni si è sviluppato con un occhio di riguardo all’innovazione, sia del prodotto che dei processi produttivi. Il posizionamento è nella fascia alta del mercato; i tre marchi che contraddistinguono le relative linee di prodotto denotano la caratterizzazione di ognuna di esse: innovazione e originalità, eleganza e modernità, semplicità e freschezza.

Il contesto

L’azienda distribuisce i propri prodotti tramite la classica rete di negozi fisici ma anche su internet, sia direttamente, tramite e-commerce sul proprio sito istituzionale, che tramite distributori che vendono i prodotti sui propri e-commerce e su alcuni marketplace mondiali.

Il caso

A seguito del monitoraggio effettuato dal servizio di Brand Protection e a seguito di alcune segnalazioni giunte tramite email da parte di clienti truffati (che credendo di acquistare calzature originali hanno ricevuto prodotti diversi da quelli acquistati o in alcuni casi non hanno ricevuto alcun prodotto), vengono rilevati numerosi post su Instagram e su Facebook che utilizzano immagini ritoccate dei prodotti dell’azienda (nelle quali viene ad esempio modificata la colorazione della calzatura) per pubblicizzarne la vendita presso alcuni falsi negozi online.

La soluzione

La presenza di questi post irregolari è stata tempestivamente segnalata a Instagram e Facebook e ne è stata richiesta la rimozione, caricando sulle due piattaforme anche i titoli di Proprietà Industriale dell’azienda e prova della contraffazione delle immagini segnalate.
Sono state inviate diffide ai provider, ai registrar e ai titolari dei numerosi siti internet collegati ai post contestati, richiedendone la chiusura. L’attivazione di un servizio di brand protection ha permesso di effettuare gli invii delle diffide in modo automatizzato e quindi con un notevole risparmio di tempo, considerato
l’elevato numero dei siti contraffatti da diffidare.

Il risultato

Entro due settimane dall’invio della segnalazione, Instagram e Facebook hanno rimosso i post contestati. La chiusura dei siti internet ai quali i post erano collegati ha invece comportato più tempo per essere perfezionata, ma nel frattempo, tramite il servizio di Brand Protection, si è proceduto alla richiesta di delisting di tali siti dai risultati da Google: tramite quest’ultima segnalazione, Google ha provveduto a rimuovere i siti internet contraffatti dai risultati delle ricerche.
L’azienda ha potuto quindi 
analizzare la presenza dei propri marchi sui social network, rimuovere le contraffazioni e al contempo verificare la reputazione dei propri marchi su internet, potendo ricevere segnalazioni di ogni post in cui questi vengono citati. 

 

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